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SCENE

 

That’s why these figures are sad, that’s why we cannot help looking at them with pity, with empathy, since in their substance the slow process of disappearance, the unstoppable process of loss, takes on a sensuously understandable, emotionally graspable, poetically powerful form. The time-disappearing process indirectly recalls the situation in which one has one’s own time, in other words, the present that exists from time to time or in which one can built one’s life by oneself, between history and future, between memory and anticipation, “within the time-space of mortal man”, in which one owns and determines one’s own time. Having no time also means being unable to use one’s own time, the present. And the unbearable think is precisely this.

 

SCENA

 

le figure sono tristi, per questo motivo non possiamo guardarle senza compassione, senza empatia dal momento che, nella loro essenza, il lento processo della scomparsa, il processo inarrestabile della perdita, acquista una forma poeticamente potente che può essere colta dai sensi e afferrata con le emozioni. Il processo della scomparsa del tempo rimanda indirettamente alla situazione nella quale si dispone di tempo proprio, cioè il presente di volta in volta presente o, in altre parole, nella quale è possibile costruire da sé la propria esistenza tra storia e futuro, tra memoria e anticipazione, “within the time-space of mortal men”, nella quale si possiede e si determina il proprio tempo. Non avere tempo significa anche non disporre del proprio tempo, del presente. E proprio questo è insopportabile.

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POETRY

“Surviving on little”, says Benjamin, means being poor and, like the poor, working, expressing oneself, and existing. The poverty of real experience, as he describes it, the reduction of all life to the marginalisation of man in the modern age and the loss of the plurality of experiences, creates a new form of poverty, in which artists are obliged to “build with little”.

All this creates a powerful, convincing, and solid poetic consistency.

Paradoxically, the barbaric, real, immobile, minimally created form exists within a latent and hidden drama and within a consequently enigmatic suggestiveness, and yet the feeling of emotions acquires no further personal, private, anecdotal element that might draw the attention of the observer in one particular direction. The “poverty of the theme” is the source of the authenticity and truth of this representation.

 

POESIA

 

“Sopravvivere con poco”, dice Benjamin, vale a dire essere poveri e come poveri lavorare, esprimersi, esistere. La povertà dell’esperienza, concreta, come lui la descrive, la riduzione di tutte le esperienze di vita all’emarginazione dell’uomo nell’epoca moderna, la perdita della molteplicità delle esperienze crea una nuova povertà, dove gli artisti sono costretti “a costruire con poco”.

Tutto ciò crea una forte, convincente, solida poetica coerenza.

Paradossalmente la forma barbarica, reale, immobile, minimalmente creata, abita dentro una drammaticità latente, nascosta e una conseguente suggestione enigmatica, ma la emozionalità non acquista nessun ulteriore elemento personale, privato, aneddotico che potrebbe attirare l’attenzione dell’osservatore in una qualche direzione; la povertà della tematica è la fonte dell’autenticità e della verità di questa rappresentazione.

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FACES

Ugo Giletta works consistently and almost exclusively with the human face.

Although these enigmatic figures are placed – silent, motionless and without a will of their own – in an empty, undefined space, although they suggest a certain timelessness and indifference to materiality, they nevertheless have an inner, hidden tension, a peculiar, latent energy that appears to dominate them. As if in an eternal state of waiting, they are present in a non-location, in an undefined emptiness, and at any moment an event of transformation could take place, a fundamental, dramatic alteration of status, a radical re-evaluation of their essence and their history. It is precisely this disquieting ambivalence that makes these figures so suggestive and interesting; it is this latent potentiality of a genuine story that makes them so important for us: They carry a message inside them, they have an important significance for the beholder; despite their indifferent, motionless materiality, despite their unbreakable silence, they suggest the capacity to convey something essential. Inherent in this enigmatic, tangible, suggestive silence is something ancient, archaic, barbaric, something that reminds us of important common experiences.

VOLTI

Ugo Giletta lavora quasi esclusivamente con il volto umano.

Nonostante queste forme enigmatiche siano immobili e quasi senza volontà nello spazio vuoto, indefinito, o forse per essere più esatti vi sono state collocate, nonostante esse suggeriscano una certa atemporalità e una reale indifferenza, mantengono non di meno una tensione interiore, nascosta, un’incredibile latente energia che esse sembrano poter controllare. Come in un eterno stato d’attesa sono in un non-luogo, in un vuoto indefinito, anche se da un momento all’altro può accadere una trasformazione, ovvero un drammatico, essenziale mutamento di status, un radicale rovesciamento del proprio essere e della propria storia. Esattamente questa inquietante ambivalenza rende queste figure così suggestive ed interessanti, esattamente questa potenzialità latente di una storia vera le rende importanti per noi: portano con sé un messaggio, hanno un fondamentale significato per l’osservatore, suggeriscono la loro capacità di poterci comunicare qualcosa di essenziale, nonostante la loro indifferente, immobile realtà, nonostante il loro impenetrabile silenzio. Questo enigmatico, reale, suggestivo silenzio ha in sé qualcosa d’antico, arcaico, barbarico, qualcosa che ricorda le grandi esperienze condivise.

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FIGURES WITHOUT A PRESENT

The disappearance of time that is objectified in Ugo Giletta’s figures refers, as we said, to owning one’s own time, where activity, decision, action and therefore history and all that has already been done, and the future and therefore all that is still to be done – imagining, planning and pursuing it in the present – creates a process, a historical event. Such historical event develops in time, it is embodied in individual fate, in the biographical time of the individual. And it is precisely such biographical time that Ugo Giletta’s figures do not have. They have slipped out of memory, they have not got into the present, they will never move on into the future. Their substance is a stay in this no-man’s land, with no chances to change their condition. They can do nothing, they have no will, no time, no history, no future. However, they are no abstract figures, no neutral signs that convey any emotion, however shattered, they are painfully lost, forgotten, ruined beings. They arouse our imagination, our pity, even our curiosity, and our empathic approach to these figures needs a silent but firm commitment to create memory, to fill the void.

 

FIGURE SENZA PRESENTE

La scomparsa del tempo che si oggettivizza nelle figure di Ugo Giletta si riferisce, come detto, indirettamente al possesso del proprio tempo, dove l’attività, la decisione, l’azione e pertanto la storia e quindi tutto quello che è già stato fatto, e il futuro e quindi tutto quello che sarà ancora fatto - immaginandolo, progettandolo e perseguendolo nel presente - crea un processo, un avvenimento storico. Questo avvenimento storico si sviluppa nel tempo, si incarna nel destino individuale, nel tempo biografico del singolo individuo. E proprio questo tempo biografico manca alle figure di Ugo Giletta. Loro sono cadute fuori dalla memoria, non sono arrivate nel presente, non procederanno mai per raggiungere il futuro. La loro essenza è il soggiorno in questa terra di nessuno, senza opportunità di poter cambiare la loro condizione. Non possono fare nulla, sono senza volontà, senza tempo, senza storia, senza futuro. Tuttavia non sono figure astratte, segni neutri che non trasmettono alcuna emozionalità seppure frammentata, ma sono esseri dolorosamente perduti, dimenticati, rovinati. Provocano la nostra immaginazione, la nostra compassione, perfino la nostra curiosità, e il nostro avvicinamento empatico a queste figure richiede un impegno silenzioso ma risoluto a favore della creazione della memoria, a favore del riempimento del vuoto.

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IL NAUFRAGIO

 

Un barcone che si avvicina ad un’ isola sottintende ai migranti.

Il rumore del barcone viene rotto da un tonfo di un corpo che cade in acqua; si coglie la presenza di un individuo (ancora invisibile), ovvero un navigatore in balia delle onde.

In questo scenario si muove un superstite dalle sembianze di una Casta Diva in cui, in nome dei diritti dell' individuo, unico soggetto morale rimasto in campo, sembra viversi in un nichilismo compiuto.

Questa figura, però, mette anche in scena l'esistenza come divenire e speranza: un tentativo di concepire l'immutabile e un sentimento di riparo, di rimedio, che ogni uomo cerca di instaurare per sentirsi salvo dal naufragio che nella filosofia di Karl Theodor Jaspers,  è la figura che definisce il senso ultimo dell'esistenza umana.

                                                          ugo giletta

 

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Ugo Giletta

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© TEXT: Notes on the work of Ugo Giletta by Lorand Hegyi